Ubu in scena (Maddalena Peluso)

Firmin Gémier nel ruolo di Ubu re nel 1908

Firmin Gémier nel ruolo di Ubu re nel 1908

La farsa grottesca di Alfred Jarry, Ubu roi, considerata anticipatrice del surrealismo e del teatro dell’assurdo, è senza dubbio un testo fondamentale del teatro contemporaneo e una tappa storica per quel “rinnovamento artistico” che proprio nel dramma vedeva i caratteri più appropriati per una “moderna letteratura” quella capacità di fondere, come spiegava Victor Hugo, «… in uno stesso soffio il grottesco e il sublime, il terribile e il buffonesco, la tragedia e la commedia[1]».


Georges Wilson Ubu

Ubu à l’opéra adattato da Alfred Jarry, regia di Georges Wilson, Madre Ubu: Anna Prucnal, Padre Ubu: George Wison

Una risata “mostruosa” dunque che deriva dall’inquietudine di trovarsi di fronte alla rappresentazione, seppure ironica, dei propri difetti e che tanto scandalo fece fin dalla sua prima rappresentazione, nel dicembre del 1896 al Théâtre de l’Oeuvre di Parigi, quando Jarry dichiarò con un fil di voce che l’azione si svolgeva in «Polonia e quindi da nessuna parte». Proprio in quell’anno scrisse Catulle Mendès: «Padre Ubu esiste, misto di Pulcinella e Polichinelle, di Punch e di Karagueus, di Mayeux e di Joseph Prud’homme, di Robert Macaire e di M. Thiers, del cattolico Torquemada e dell’ebreo Deutz, di un agente di pubblica sicurezza e dell’anarchico Vaillant, enorme parodia impropria di Macbeth, di Napoleone, di un manutengolo divenuto re, egli esiste, ormai, indimenticabile. Non vi libererete facilmente di lui…».

 E infatti non si contano le messinscene di compagnie classiche e di ricerca dell’orrido fantoccio dalla pancia enorme, antieroe che ci sconvolge e ci disgusta e che soprattutto sulla scena riesce a colpire profondamente il pubblico.

 Che ha portato avanti uno sviluppo innovativo del capolavoro di Jarry è stato il Teatro delle Albe (Ravenna) fin dal 1998 con I Polacchi, sberleffo al potere ottuso e al “teatro come museo”, con l’intento di rifarsi alla genesi dell’opera, ambientando la scena prima a Ravenna e poi, visto il grande successo, continuando la ricerca nel villaggio di Diol Kadd, nel cuore della savana senegalese, (Ubu Buur), a Chicago (con Mighty Mighty Ubu) e a Scampia (con Ubu sotto tiro) coinvolgendo di volta in volta ragazzi del posto, arrabbiati e sbalorditi palotini.

A raccontare quest’avventura è lo stesso Marco Martinelli, regista e fondatore del Teatro delle Albe, nel volume Suburbia edito da Ubulibri.

Marco Martinelli Ubu Buur

Teatro delle albe, Ubu Buur, adattato da Alfred Jarry, regia di Marco Martinelli; Madre Ubu: Ermanna Montanari, Padre Ubu: Mandiaye N’Diaye

In particolare nell’Ubu buur (“re” in lingua wolof), sarabanda giocosa e ghignante, scandalosa e infantile, tra francese, wolof, dialetto romagnolo e inflessioni celtiche, Martinelli rivoluziona il testo originario di Jarry, riempiendolo di nuove suggestioni e vitalità. Mandiaye N’Diaye, africano di Ravenna, è Padre Ubu, l’eterea Ermanna Montanari, una spettrale Lady Macbeth, è Madre Ubu; mentre quindici adolescenti wolof si trasformano nel coro di palotini, tutte marionette in tenuta militare, maschere antiche di un teatro che trae ispirazione da Aristofane, già modello dello stesso Jarry.

Compagnia Teatrale degli Scarti Ubu Rex

Compagnia Teatrale degli Scarti, Ubu rex, di Alfred Jarry, regia di Enrico Casale; Padre Ubu: Alessandro Cecchinelli

Ad aver ben colto il significato dell’opera di Jarry è stata anche la giovane Compagnia degli Scarti (La Spezia) che, dal 2009 porta in giro il suo Ubu Rex.
La regia di Enrico Casale, abbandonando ogni strada naturalistica e qualsivoglia introspezione psicologica, colloca, in una scena in perenne movimento, dodici attori, personaggi crudeli e ridicoli, corpi affamati e deformati dallo stesso dramma, nudi nelle loro tutine aderenti, tra demenzialità pura e canti gregoriani, tra rombi di elicotteri, sciabole rosse e fucili giocattolo.

Esilaranti e sanguigni, voraci e disperati. Jarry avrebbe approvato.

Maddalena Peluso


[1] Victor Hugo, Sul Grottesco, a cura di Maddalena Mazzocut-Mis, Guerini, Milano, 1990.

Addentrati in un libro patafisico di ‘Patafisica contemporanea che parla di UBU.

– CLICCA sulla copertina per saperne di più

L’estasi della neve di Duccio Scheggi

0 comments on “Ubu in scena (Maddalena Peluso)
1 Pings/Trackbacks per "Ubu in scena (Maddalena Peluso)"
  1. […] il modo in cui Jarry aveva concepito questo spettacolo rompeva gli schemi e rivoluzionava anche il teatro. Non è più il teatro simbolista di Ibsen, per fare un esempio, che Jarry stesso porta al […]

Rispondi